Margini di futuro. Architetture istituenti e infrastrutture di cittadinanza nelle aree del margine

22 maggio 2026 ore 11:00

Webinar di presentazione del corso “Casa, lavoro e libertà. Le aree del margine come luoghi di vita

L’Italia del margine è il luogo in cui si rendono visibili le contraddizioni del modello di sviluppo
dominante e, insieme, le risorse per immaginarne uno alternativo. Più dei due terzi del territorio
nazionale – Alpi, Appennini, aree rurali, isole minori, piccoli centri – è costituito da aree interne
che hanno conosciuto decenni di spopolamento, contrazione dei servizi e progressivo svuotamento
delle condizioni materiali di cittadinanza, eppure queste stesse aree sono oggi al centro di una
domanda crescente di senso, di radicamento, di qualità della vita che i centri urbani faticano sempre
più a soddisfare.

Il webinar apre la seconda edizione della scuola organizzata da Riabitare l’Italia all’interno della
Londa School of Economics a partire da due concetti che, messi in dialogo, definiscono la posta
in gioco del riabitare contemporaneo.

Il primo è quello di architetture istituenti, elaborato da Antonio De Rossi Laura Mascino: non
semplici edifici, ma dispositivi spaziali capaci di innescare processi collettivi, di dare forma fisica
alla rigenerazione, di rendere abitabile ciò che sembrava destinato all’abbandono. Un convento
abruzzese riaperto come presidio di comunità, una scuola alpina riattrezzata come nodo di servizi,
una piazza riannodata al paesaggio: sono architetture che non si limitano a rispondere a bisogni
esistenti, ma istituiscono possibilità nuove, aprono futuri là dove i modelli ordinari non riuscivano a
vedere che declino.

Il secondo concetto è quello di infrastrutture di cittadinanza, su cui lavora Filippo Barbera:
l’insieme dei beni fondamentali (mobilità, salute, istruzione, connettività, vita quotidiana che
funziona) la cui assenza nelle aree interne non è solo un problema logistico ma una questione di
democrazia sostanziale. Abitare un territorio non equivale a essere cittadini di quel territorio: la
cittadinanza si esercita attraverso infrastrutture, e dove queste mancano si moltiplicano le
diseguaglianze di riconoscimento, la rabbia sociale, il ritiro dalla vita pubblica.

Mettere in dialogo queste due prospettive – quella spaziale e progettuale di De Rossi e Mascino,
quella sociologica ed economica di Barbera – significa costruire un lessico all’altezza della
complessità delle aree del margine: un lessico che rifiuti sia la retorica nostalgica dei borghi da
restaurare sia lo sguardo pietistico dello spopolamento inevitabile e sappia invece riconoscere nei
territori marginali dei veri laboratori di futuro, dove si sperimenta ciò che nei centri non è ancora
pensabile.

Le tre leve del ripopolamento sono l’abitabilità quotidiana, il lavoro, la possibilità di esercitare voce
e partecipazione. Tre condizioni che non si danno separatamente e che richiedono interventi capaci
di agire al tempo stesso sulla dimensione fisica dei luoghi e sulla loro infrastruttura sociale e
istituzionale.

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